Ka$ta Sant'Anna: caro Rampini, si informi!

Risposta alle infondate teorie di Federico Rampini descritte sul quotidiano Repubblica del 14 maggio 2013, visibile qui.

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Caro Rampini, da bravo giornalista per favore si informi.

Sono tra quegli (ormai ex) allievi della Scuola Sant’Anna che qualche anno fa l’hanno invitata a partecipare come ospite ad una dibattito su Cina e India, ritenendola un giornalista di elevato spessore.
Oggi, mi spiace dirlo, ma sono arrivato a ricredermi sulla sua professionalità. Ricorda quell’evento pubblico aperto alla cittadinanza, organizzato da un’Università pubblica, alla quale lei, star del giornalismo italiano, ha imposto come condizione per la partecipazione il vincolo di avere un rimborso degno della sua fama, biglietto aereo in business class incluso?
Probabilmente i suoi troppi impegni in giro per il mondo, il jet lag o l’influsso di culture diverse le hanno un po’ confuso le idee. Probabilmente di quella Scuola ricorda solo i soldi che ha ricevuto. E’ venuto, ha fatto il suo spettacolo e tanti saluti.
Oggi che quella stessa Scuola ha un po’ di notorietà grazie al Premier Letta (ex allievo del PhD) e al Ministro Carrozza (ex rettore nonché docente della Scuola), trova ancora una volta l’occasione di specularvi (ovviamente non nel senso originario e positivo del termine) senza degnarsi un minimo di verificare se ciò che denuncia corrisponda al reale.

Del resto se i lettori si appassionano di Ka$ta, perché non parlare di Ka$ta?

A leggere il suo articolo “Le fabbriche delle élite” apparso su Repubblica del 14 maggio mi viene da pensare che lei scriva senza minimamente preoccuparsi di validare le basi su cui si fondano i suoi ragionamenti. In fondo continuano a chiamarla, farle scrivere articoli e pagarla. Non è necessario informarsi su cosa sia la Scuola Sant’Anna per venirvi a parlare o per parlarne.

Le assicuro che questa scuola “d’elite” che lei addita come “luogo dove nascono le nuove oligarchie, dove si entra con le conoscenze giuste” è uno dei (purtroppo) pochi esempi di vera meritocrazia nel panorama italiano. E’ un’istituzione completamente pubblica, aperta a ragazzi meritevoli, selezionati sulla base di un concorso nazionale senza ombre di raccomandazione, al quale può accedere davvero chiunque: non con le “conoscenze” di cui parla lei, bensì con un solido bagaglio di conoscenze culturali.

La Scuola Sant’Anna di Pisa da sempre punta sulla selezione dei meritevoli abbattendo le barriere di censo: offre una borsa di studio in grado di mettere figli di ricchi e figli di poveri sullo stesso piano. Gli allievi che passano il concorso hanno identici oneri e onori indipendentemente dal reddito o dalle “conoscenze” dei propri genitori. Se così non fosse, io sicuramente non vi sarei potuto entrare. La Scuola Sant’Anna seleziona un numero ristretto di persone che dimostrano di avere un alto potenziale, valorizzato da un’esperienza collegiale totalizzante e unica, in grado di mettere a confronto gente con competenze diverse, idee diverse e visioni (anche politiche) diverse. Il concentrare sotto lo stesso tetto menti brillanti non si limita a “fare gruppo” ma stimola un proficuo confronto che favorisce la nascita di buone idee e facilita l’individuazione di soluzioni innovative. Non è un caso che il premier Letta decida, anche solo per pochi giorni, di radunare i Ministri in un’abbazia.
Il mix e il continuo confronto collegiale è la vera forza di questa istituzione e delle persone che ne fanno e ne hanno fatto parte. Ciò crea un legame unico, anche intergenerazionale, che fa da collante: quella marcia in più che lei denigra spacciandolo per lobbismo.
Forse non si rende conto, ma con la sua analisi superficiale demonizza e danneggia un luogo davvero speciale, una delle perle dell’istruzione italiana.

Sono il primo a dire che gli allievi della Scuola Sant’Anna in fondo condividono un forte spirito di gruppo e una grande capacità di confronto e visione strategica che permette loro anche di condizionare le scelte politiche di quel microcosmo accademico. Ma è proprio questa capacità degli studenti, selezionati esclusivamente per merito e accomunati da un sentimento di “give back”, che consente di debellare lobby e baronie e cambiare in meglio il Paese, partendo dal piccolo.

Le racconto un fatto concreto: per ben 3 anni ho avuto il compito (e il piacere) di rappresentare gli allievi della Scuola e mi sono confrontato con le menti più variegate, incontrando persone anche ad alto livello sempre disponibili a ragionare sulle mie proposte, pur non essendo io raccomandato né “figlio di” ma un semplice studente che neanche aveva preso cento alla maturità e che mai si sarebbe immaginato di riuscire a passare il concorso.
In quale altra istituzione pubblica i giovani sono valorizzati e considerati a tal punto da divenire ago della bilancia nell’elezione di un rettore che dopo qualche anno (ritengo anche grazie a questa sua esperienza) sarebbe diventato Ministro dell’Istruzione? E non si aspetti che il fatto di sentirsi parte della stessa istituzione significhi conformarsi ad un pensiero comune, le linee guida di una fantomatica “setta santannina”. Sa quante volte ho con durezza criticato le decisioni prese dal Senato Accademico guidato da Maria Chiara Carrozza?
Mi dica: faccio anche io parte della Ka$ta avendo il suo numero nella mia rubrica del cellulare?

Se dovessi credere alle fandonie che ha scritto su Repubblica, dovrei vergognarmi di essere un ex-allievo di una scuola di eccellenza. Per preservare la mia "purezza" non dovrei salutare Giuliano Amato quando lo incontro per strada e, qualora un giorno il mio compagno di stanza dovesse diventare un alto dirigente dell’Eni, sarei costretto a troncare i rapporti anche con lui…

Che male c’è se un ambiente come quello, ad alta concentrazione di talenti, contribuisce a creare una nuova classe dirigente del Paese?
E’ ovvio che incentivando la formazione di solidi rapporti tra persone che spesso, grazie alla propria preparazione, finiscono col tempo per ricoprire ruoli di prestigio e responsabilità, si costruiscano dei network che includono personalità di un qualche rilievo. Ma un rilievo meritato col sudore e in molti casi al servizio della comunità.

Non è forse questo il miglior ritorno dell’investimento che lo Stato fa su queste persone? Ce ne fossero di Scuole Sant’Anna!
Quando lei parla di “meritocrazia calpestata” e “ostacolo alla mobilità sociale” afferma una cosa che almeno per quanto riguarda l’Istituzione nella quale ho vissuto per più di 5 anni è totalmente e gravemente falsa.

Non si tratta di un club di privilegiati figli di papà radunati in un monastero trasformato in resort nel centro di Pisa. Si tratta di persone molto valide che hanno avuto grandi opportunità grazie al proprio impegno, una buona ambizione e capacità via via dimostrate sul campo.
Forse pensa che si paghi qualcosa per accedere a questo college straordinario? Ebbene no! Anzi, le dirò di più… 1) si viene pagati: mensa, alloggio, corsi, viaggi di studio... tutto gratis! (O meglio, in cambio del rispetto di vincoli di performance) 2) Nessuno può entrare pagando. Paga lo Stato.
So che è difficile credere che sia così, capisco che possa sembrare impossibile che lo Stato Italiano investa davvero su delle persone giovani e di talento e ancora più utopico pensare che un giorno queste possano restituirne i frutti ponendosi al servizio del Paese.
La informo che è così.

Si segni questa notizia e per favore se può la faccia arrivare a quei milioni di ragazzi italiani che finiscono il liceo. Sfrutti la sua popolarità mediatica per dire ai giovani di talento che si apprestano a fare l’Università che a Pisa possono venire a fare un concorso pubblico che apre le porte a una realtà unica ed eccezionale, statale, gratuita e meritocratica.

Mentre lei spargendo la voce mi dà una mano a trovare le nuove reclute di cui la nostra setta santannina ha incessantemente bisogno, io, seguendo il trend da lei evidenziato, mi darò da fare per portare le milizie della lobby al servizio del Paese.

 

Marco Rizzone - Ex Allievo Ordinario e Perfezionando della Scuola Sant'Anna

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